Nella precarietà la speranza

Messaggio dei Vescovi italiani al termine della 66ª Assemblea Generale, che si è svolta in Vaticano dal 19 al 22 maggio

I Vescovi italiani, al termine della loro Assemblea Generale, intendono rinnovare la loro attenzione e affetto a quanti il Signore affida alle loro cure pastorali in un momento particolarmente complesso e carico di sfide umane, culturali, sociali e religiose.
Invitati dalle stimolanti parole del Santo Padre avvertono l’urgenza di entrare nei “luoghi” dove più forte è la sofferenza e il disagio della gente: primo tra tutti la famiglia, fortemente penalizzata da una cultura che privilegia i diritti individuali e trasmette una logica del provvisorio. In preparazione al prossimo Sinodo straordinario sulla famiglia, condividiamo la densa riflessione sul ruolo pubblico della famiglia e sulla sua importanza fondamentale per il bene comune dell’Italia, come è stato ampiamente evidenziato nella recente Settimana Sociale di Torino.
Altra grande preoccupazione che avvertiamo con sofferenza e speranza è quella che il Papa ha chiamato «l’affollata sala d’attesa di disoccupati, cassaintegrati, precari dove il dramma di chi non sa come portare a casa il pane s’incontra con quello di chi non sa come mandare avanti l’azienda». Esortiamo tutti alla solidarietà, alla fiducia e al coraggio di non cedere alle difficoltà e a cercare insieme nuove vie di sviluppo sociale con un’attenzione privilegiata ai giovani. A tal fine invitiamo le Istituzioni a porre il lavoro come una priorità su cui concentrare l’impegno di tutti. “Nella precarietà la speranza” è proprio il tema su cui la Chiesa italiana rifletterà in un prossimo convegno.
In terzo luogo, Papa Francesco ha incoraggiato a calare «la scialuppa che diventa abbraccio accogliente ai migranti, i quali fuggono dall’intolleranza, dalla persecuzione, dalla mancanza di futuro». Proprio in questi giorni si registrano nuovi sbarchi che sembrano destinati a crescere. Mentre ammiriamo e incoraggiamo la solidarietà di quanti con generosità aprono le porte delle loro case e del loro cuore a questi fratelli e sorelle in difficoltà, – un cordiale apprezzamento in modo speciale alle Caritas e a Migrantes – non possiamo non stimolare le istituzioni italiane e degli altri Paesi a farsi carico di questa situazione che coinvolge in maniera spesso massiccia l’Italia, ma interessa
tutta l’Europa.
Noi Vescovi riteniamo che i principi umani e cristiani che hanno ispirato la nascita dell’Unione Europea rimangono validi e vadano ripresi per un’applicazione reale, in una politica favorevole alla giustizia sociale, al lavoro per tutti, al sostegno della famiglia, alla vita, alla dignità della persona, alla solidarietà interna ed estera, all’accoglienza più attiva e condivisa dei migranti e rifugiati e ad una missione per la pace e la libertà religiosa nel mondo.
Inoltre, giudichiamo molto importante la partecipazione alle elezioni europee. Il Parlamento Europeo è l’unico organismo dell’Unione Europea eletto dai cittadini e quest’anno è la prima volta che ciò avviene, dopo le nuove competenze ad esso attribuite dal
Trattato di Lisbona (2009).
La partecipazione attiva alle elezioni è un’opportunità per esercitare la propria co-responsabilità per il futuro dell’Europa.
Accompagniamo con affetto filiale il Santo Padre nel suo pellegrinaggio ecumenico in Terra Santa e invitiamo ogni comunità ad unirsi con noi nella preghiera.
Durante questi giorni ci siamo sentiti molto vicini a tutti voi, fratelli e sorelle della nostra amata nazione, specialmente a voi sacerdoti, a voi persone di vita consacrata e a quanti collaborano con noi nel servizio alle comunità. La nostra prossimità, avvalorata dalla corale nostra preghiera, è rivolta soprattutto a quanti sono in difficoltà, in particolareanziani, pensionati, disoccupati, giovani perché guardino al futuro con speranza.

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