Deponete le armi!

8 dicembre- l’appello alla città del Cardinale Sepe

Nella Solennità dell’Immacolata Concezione di Maria, il Cardinale Sepe rinnova il tradizionale incontro con la città.

Alle ore 11 ha presieduto la Santa Messa nella Chiesa del Gesù Nuovo.

Al termine si è recato nell’antistante Piazza del Gesù dove alla presenza delle autorità civili e militari e del popolo, ha rivolto il suo discorso alla città e ha affidato Napoli nelle mani di Maria

Al termine l’omaggio floreale alla Vergine Immacolata a cura dei Vigili del Fuoco.

Ecco il testo dell’ appello alla città:

Signor Sindaco, Distinte Autorità,

Cari Fedeli e Concittadini,

devo confessarVi che, come Voi, attendo sempre con tanta ansia e trepidazione questo nostro annuale appuntamento, ai piedi della statua dell’Immacolata, nel cuore della nostra Città, o meglio, con la Città nel cuore, perché è ad essa che guardiamo oggi con gli occhi di Maria, Madre della nostra speranza.

Che cosa Ti chiediamo oggi, o Madre, perché Tu possa ascoltarci e alleviare le nostre sofferenze di figli in cerca di quel Bene, del vero Bene che ci viene dal Tuo Figlio Gesù.

Nel Tuo cuore, o Maria, oggi vogliamo deporre un APPELLO, che è il grido di tanti napoletani, perché si ponga fine alla violenza, che continua a seminare morte, lutti e paura nella nostra Città.

A voi tutti, che usate le armi per uccidere, io grido, in nome di Dio nostro Padre, di Gesù Cristo nostro Redentore, dell’Immacolata Vergine Maria, nostra Madre,

​​​​DEPONETE LE ARMI !

E’ un grido che scaturisce dalla costatazione che, soprattutto in questi ultimi tempi, le nostre città sembrano un teatro di guerra. I fatti delittuosi fanno rumore, fanno clamore, fanno notizia, fanno paura.

Ormai siamo in tanti – istituzioni, realtà civili e religiose, cittadini responsabili – a credere che il fenomeno è diventato macroscopico, patologico, per cui la stragrande maggioranza della comunità, che ha diritto alla pace, alla serenità e alla civile convivenza, non può più tollerare una tale situazione di violenza, di disagio, di insicurezza.

Le nostre città sono ferite, offese e condizionate dalla violenza di ogni genere, innanzitutto dalla violenza delle armi, ma anche dalla violenza del malaffare, delle illegalità, del commercio delle droghe, della maldicenza, della sopraffazione, del bullismo.

Persino serate belle, che possono essere trascorse gioiosamente tra amici, sono, per molti giovani,occasione di scontri, di liti, di accoltellamenti, di pistolettate, di sangue.

Basta uno sguardo male interpretato e non tollerato a suscitare una reazione violenta, scatenando gli istinti peggiori, comportamenti assurdi e bestiali, con il ricorso alle armi.

Siamo caduti nella logica della criminalità, specialmente quella della camorra: ostentare la forza attraverso ogni tipo di arma che possa determinare ferimento e morte. Molte persone armate non sono camorristi, ma sono diventate come loro: arroganti, intolleranti, violenti e cattivi. Insomma criminali.

Con tutte le donne e gli uomini di buona volontà devo, dobbiamo ripetere, a gran voce e con tutta l’energia possibile che ci viene dal nostro impegno di cittadini responsabili e veri cristiani, ciò che dissi dodici anni fa, allorquando un ragazzo uccise con una coltellata un suo coetaneo.

Aprite  le vostre mani! Lasciate  cadere  i  coltelli  che spargono  solo  sangue,  morte  e  lutto, che reclamano  vendetta, perché l’odio  provoca altro odio.…”.

Oggi dobbiamo allargare i termini spettrali della morte violenta e dire Deponene tutte le armi che determinano paura e spargimento di sangue; deponete le armi di ogni forma di violenza che possono causare la morte morale o quella fisica”.

Con cuore implorante voglio dire a tutti e particolarmente ai giovani: arrendetevi alla pace, alla giustizia e alla legalità; arrendetevi al bene e alla bellezza della vita; arrendetevi all’amore.

Quell’amore, per noi cristiani, non è un pensiero o una nobile teoria, ma è una Persona: si chiama Gesù Cristo. Lui, davanti alla provocazione “salva te stesso”, donò la propria vita per la salvezza di tutti.

Deporre le armi vuole dire salvare se stessi e gli altri. Vuol dire salvare la memoria di chi ci ha messi al mondo. Significa proteggere chi verrà dopo di noi lasciando un mondo che abbia come fondamento ciò che Dio ci ha donato: la vita, la bellezza, la gioia di vivere nella pace.

L’alternativa è il nascondimento nelle fogne per sfuggire alla morte o al carcere.

Deponete le armi e fate si che le vostre mani non siano le protesi comandate dalla morte ma lo strumento di quel cuore che intende abbracciare e accarezzare la vita nostra e di chi ci sta accanto.

Le mani violente sono già paralizzate dall’odio. Le mani di chi è in pace con se stesso e con gli altri sono il prolungamento di quelle braccia che, sulla Croce, hanno fatto diventare la nostra esistenza un atto d’amore ricevuto e perciò poi donato.

Gettate le armi. Il loro posto non è nelle vostre mani, matra i rifiuti, visto che sono oggetti creati per rifiutare la vita.

Gettate le armi, anche in una chiesa se volete, restando nell’anonimato, e riconsegnerete al mondo, alla città, ai vostri cari un presente e un futuro degni del dono della vita.

Vi chiedo. È vita quella di tenere con sé qualcosa che ha come finalità togliere o ferire l’esistenza? È vita essere temuti perché abbiamo la forza delle armi? È vita determinare nei nostri cari, oggi e persino domani, la vergogna di essere stati violenti?

No! Questo non è vita. Questo è già morte e non basta avere qualche immaginetta sacra e dire una preghiera per stabilire una relazione buona con il Signore.

No! Quella non è fede ma magia, superstizione… è come le armi, nel senso che hanno a che vedere con la morte e non con la Grazia di Dio che consiste nel vivere in pace e per la pace.

In questo giorno dedicato alla nostra Madre Immacolata, tutti insieme facciamo che questa denuncia sia una occasione propizia perché diventi un vero e proprio annuncio di salvezza, ma anche un impegno a fare rete, attraverso l’adesione formale a questo mio Appello, perché tutta la Città ritrovi il gusto del bene e della civile convivenza, coinvolgendo anche quelli che hanno scelto la strada dell’errore, del male, della violenza.

Affidiamo a Maria questo nostro grido di dolore, sicuri che Ella, Madre della Vita, saprà convertire anche i cuori più induriti a gettare le armi e a convertirsi al Bene, che è Dio.

Mai come in questo caso ‘A Maronna c’accumpagna!

​​​​​​   Crescenzio Card. Sepe

 

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