“Pastore buono,
Diacono dell’umanità,
dona a me e alla tua Chiesa
occhi alti,
che sappiano spingersi
oltre i confini vicini,
che allarghino lo sguardo
sull’orizzonte del mondo,
che riescano a scorgere
nella fatica della nostra gente
e nelle ferite dei popoli oppressi
il tuo invito a prenderci cura
gli uni degli altri,
senza distinzione alcuna.
Dona a me e alla tua Chiesa
mani giunte,
che sappiano intrecciare
cielo e terra nella preghiera,
che ci aiutino a sostare nel silenzio,
che sappiano aprirsi
per accogliere la tua luce
e discernere la tua volontà
che è la nostra gioia!
Dona a me e alla tua Chiesa
piedi nudi
che si contamino
con la polvere delle strade,
che non temano
di sentire il freddo delle notti,
che non si fermino
dinanzi ai sentieri del dolore,
che camminino
per consolare e donare pace.
Rendimi servo, Signore,
Rendi serva la tua Chiesa,
e donaci la grazia
di non avere gioia più grande
dell’essere “servi inutili a tempo pieno”.
+ Don Mimmo
L’idea principale dell’opera grafica è quella di richiamare simbolicamente il significato della preghiera di don Mimmo, attraverso una composizione iconica che ne esprima i valori spirituali ed emotivi.
Risulta essere l’insieme di più elementi…
Il mare, inteso come confine e limite, come elemento biblico che richiama il gettare le reti e prendere il largo, come segno della città di Napoli e del Mediterraneo.
Gli occhi, posizionati in alto, come simbolo di uno sguardo largo e di una visione spirituale profonda, capace di
abbracciare l’orizzonte sconfinato del mondo.
Le mani intrecciate rappresentano la preghiera capace di unire in un solo abbraccio il Cielo e la Terra.
La Luce che discende dal Cielo e illumina la Terra, mentre il soggetto raffigurato guarda verso l’alto.
In basso, i piedi sono accompagnati da un simbolo che richiama la polvere, evocando il legame con l’umiltà e la
condizione terrena.
Un riferimento personale nella composizione è l’immagine di un balcone con un uomo che aiuta suo figlio a mangiare. Un’immagine quotidiana che rappresenta la fragilità dei piccoli e la forza di chi se ne prende cura. Sebbene esterna al contesto della preghiera, questa scena, a cui don Mimmo ha fatto pubblicamente riferimento parlando di un padre anziano che si prende cura di un figlio disabile, invita alla solidarietà e alla condivisione, in armonia con il messaggio umano, spirituale e pastorale dell’opera.
Dal punto di vista stilistico, si è scelto un approccio iconico. Gli elementi della natura sono ridotti al minimo, mentre i dettagli anatomici (come occhi, mani e piedi) sono stilizzati per sottolineare il loro significato simbolico, andando oltre una semplice rappresentazione figurativa.


