Preghiera per la Pace

-Omelia del Cardinale Sepe

Veglia di preghiera per la Pace
Omelia del Cardinale Crescenzio Sepe
Chiesa Cattedrale di Napoli, sabato 7 settembre 2013, ore 19
Nel Vangelo di Matteo, Gesù parla alle folle da una montagna. E il monte è nella Bibbia, il luogo per eccellenza da cui Dio ammaestra. E oggi anche noi, fratelli e sorelle, siamo come convocati dal Signore a salire sul monte alto della preghiera. Infatti ogni volta che la Parola di Dio ci viene annunciata noi siamo chiamati a sollevare lo sguardo da noi stessi e ad incontrare lo sguardo di Dio sull’umanità. E’ uno sguardo pieno di amore e di compassione, che si manifesta nel volto di Gesù. Ed è oggi uno sguardo che si fa vicino in particolare alla Siria, agli uomini e alle donne che stanno soffrendo in queste ore a causa della guerra che da ormai due anni affligge questo paese, pensiamo ai morti (più di 100.000), ai feriti, ai profughi, ai prigionieri (e ricordiamo in particolare i vescovi di Aleppo Mar Gregorios e Paul Yazigi, il padre gesuita Paolo Dall’Oglio e i tanti sequestrati per i quali continuiamo a chiedere la liberazione), e ai disegni dei violenti che sembrano preparare nuovi scenari di guerra le cui conseguenze potrebbero essere irrimediabili.
Oggi Napoli, naturale ponte verso il Mediterraneo, si pone in particolare comunione con tutta la Chiesa per pregare per la pace, rispondendo con forte e convinta partecipazione all’accorato appello che papa Francesco ci ha rivolto domenica scorsa da Roma. E’ la Napoli dal cuore nobile, la Napoli storicamente aperta agli altri, ai fratelli che vengono da lontano, a chi cerca una svolta per la propria vita e la propria famiglia. E’ la Napoli che è pronta ad accettare e a rilanciare il grande grido della pace lanciata dal Santo Padre, perché conosce la sofferenza e le ansie dei tanti immigrati e rifugiati, dei perseguitati e dei pellegrini. E’ la Napoli che sa accogliere quanti cercano riparo in essa e sa raccogliere le speranze e le attese di chi lascia il proprio paese e i propri cari con grande sacrificio economico e affettivo. E’ la Napoli che ha aperto le porte a coloro che vengono dal Nord Africa o dal Medio Oriente, dai Paesi del Magreb come dalla Siria, dividendo con loro pane e speranza.
Importante è l’appello  di Papa Francesco che chiede a ciascuno di noi di guardare oltre sé stesso, oltre il proprio piccolo mondo, guardare ad un paese lontano, come la Siria, ma tanto importante per noi cristiani! Nella Bibbia è scritto (lo possiamo leggere nel libro degli Atti al capitolo 11,26) che fu ad Antiochia, in Siria, che per la prima volta i discepoli del Vangelo furono chiamati “cristiani”! Ciò che accade oggi in Siria è anche un segno tragico di ciò che accade in tutte le guerre, quando cioè si sceglie la via della violenza e si lasciano cadere i fili del dialogo.
Ha detto il Santo Padre, e lo abbiamo ricordato all’inizio di questa veglia: “Che cosa possiamo fare noi per la pace nel mondo?” E’ una domanda personale rivolta a ciascuno di noi, e alla quale abbiamo risposto venendo qui, riunendoci in  questa giornata di digiuno e di preghiera, partecipando a questa “catena di impegno per la pace” che ci lega uomini e donne, anche di fedi diverse, per implorare da Dio il grande dono della pace. Con questo gesto siamo anche noi “operatori di pace”. Mentre tanti infatti ripongono la loro fiducia in queste ore nella forza delle armi noi ci raccogliamo per riporre la nostra fiducia nella forza della preghiera e per dire che – come ha detto papa Francesco: “Non è mai l’uso della violenza che porta la pace. Guerra chiama guerra, violenza chiama violenza”. Si, non c’è futuro con la violenza. Essere operatori di pace allora vuol dire rompere questa catena di violenza con una catena opposta, fatta di gesti e di parole di pace! 
Viviamo in un mondo in cui è diffusa una cultura dello scontro, della divisione, del conflitto, in cui sembra normale imporsi sugli altri con la violenza, e lo vediamo spesso anche attorno a noi, nei nostri quartieri e nelle nostre città: troppa violenza contro chi è diverso da me, contro chi è più debole ed indifeso! Spesso gli uomini credono che per essere felici bisogna imporsi sugli altri, e, nella ricerca affannosa della propria felicità, si entra facilmente in conflitto con gli altri, che sono percepiti come un ostacolo alla propria felicità. Essere operatori di pace vuol dire per noi essere beati, non imponendo noi stessi e le nostre ragioni, ma aprendo il nostro cuore agli altri, soprattutto ai più poveri, costruendo una società più giusta ed umana. Si, anche noi ogni giorno possiamo scegliere a favore della pace o contro la pace.                                         E’ la scelta che la Chiesa di Napoli  porta avanti in questa città con una cultura dell’incontro e del dialogo con tutti, lottando contro la violenza e aiutando chi ha bisogno.
Oggi il Vangelo di Gesù ci ricorda invece che non si è mai beati gli uni contro gli altri, ma solo gli uni insieme agli altri. Mentre tanti sentono il peso di una diffusa infelicità: oggi Gesù annuncia la via della beatitudine nel lavorare assieme per la pace. Non solo, ma Gesù afferma che beati sono gli uomini e le donne poveri di spirito, e poi sono beati i misericordiosi, gli afflitti, i miti, gli affamati di giustizia, i puri di cuore, i perseguitati a causa della giustizia ed anche coloro che sono insultati e perseguitati a causa del suo nome.
Parole come queste non le aveva dette mai nessuno; e i discepoli non le avevano mai udite sino a quel momento. E a noi che le ascoltiamo oggi possono sembrare molto lontane. Sembrano del tutto irreali. Potremmo anche dire che sono belle, ma certamente impossibili. Eppure, non è così, per Gesù. Egli vuole per noi una felicità vera, piena. Tante volte dobbiamo riconoscerlo noi ci accontentiamo di piccole gioie, quel che a noi sta più a cuore è vivere un po’ meglio, un po’ più tranquilli. E nulla più. Non vogliamo essere “beati” davvero. La beatitudine è diventata una parola estranea, troppo piena, eccessiva. Il Vangelo ci strappa da una vita banale e ci spinge verso una vita piena, verso una gioia ben più profonda di quella che noi possiamo anche solo immaginare. E per questo oggi ci invita a lavorare assieme a lui per portare la pace.
E’ il modo con cui possiamo tutti essere “sale della terra e luce del mondo”. Il mondo è troppo buio a causa delle guerre! In tanti cercano una luce! Sapremo essere noi questa luce? Quando visitiamo i malati e  aiutiamo i poveri; quando non ci chiudiamo in noi stessi; quando stiamo vicino agli anziani e sosteniamo la loro fragile vita; quando  visitiamo i prigionieri, sosteniamo i carcerati, compiamo gesti di amore che portano pace, che rendono migliore la terra e più luminosa la vita di tanti. Preghiamo allora oggi il Signore perché doni la pace alla Siria e a tutti i paesi in guerra, perché vincano le ragioni della pace e del dialogo su quelle dello scontro e della contrapposizione. E preghiamo il Signore perché ciascuno di noi possa sempre scegliere per la pace, per vivere la beatitudine dei figli di Dio e illuminare con l’amore la vita di questo mondo.

 
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