PUREZZA, SILENZIO E SOLIDARIETÀ

La parole del Cardinale don Mimmo Battaglia alla Santa Messa della Madonna della Neve

S. Messa Madonna della Neve

Ponticelli, 5 agosto 2026

Fratelli miei, sorelle mie,

ritrovarsi qui, in questo Tempio, davanti a questa piazza che racchiude il cuore pulsante, la fatica e la bellezza ferita di Ponticelli, è per me ogni volta una grazia e un pugno nello stomaco. Stasera guardiamo l’immagine della nostra Madre. Celebriamo il miracolo della neve in piena estate.

Ma lasciatemi dire che, se chiudiamo gli occhi e guardiamo la realtà dei nostri vicoli, delle nostre case, della vita dei nostri giovani, l’arsura che sentiamo dentro non è solo quella del sole di agosto. È l’arsura della solitudine. È l’arsura del lavoro che manca, della dignità calpestata, della paura che a volte stringe la gola quando la violenza torna a fare rumore per le strade.

La neve di Maria è una profezia. Che cos’è la neve se non l’opposto del deserto? Che cos’è la neve se non il segno di una freschezza purificatrice che scende a coprire le brutture, a spegnere i fuochi dell’odio, a rinfrescare i cuori bruciati dalla rassegnazione?

Oggi Maria non viene a Ponticelli per essere semplicemente guardata su un altare o portata in spalla su un carro trionfale come un idolo del passato. Viene come una madre. Sempre! Una madre che cammina sulle nostre strade, che entra nei cortili dei nostri rioni, che si siede accanto alle madri che piangono figli persi nelle maglie della criminalità o dell’emarginazione.

Maria è qui perché vuole che questa terra ritrovi la sua freschezza. Vuole che Ponticelli non si vergogni delle sue ferite, ma trovi la forza di curarle.

Non possiamo rassegnarci all’idea che questo quartiere debba fare notizia solo quando si spara, solo quando la camorra impone i suoi verdetti di morte. Quella non è la verità di Ponticelli! La verità di Ponticelli siete voi: la stragrande maggioranza di uomini e donne onesti, di giovani che sognano un futuro pulito, di oratori, parrocchie e associazioni che ogni giorno, in silenzio, piantano semi di vita laddove altri vorrebbero seminare solo morte.

Ma questa neve deve bruciare dentro le nostre coscienze. L’indifferenza è la più grande forma di povertà dei nostri giorni. È quel cancro sottile che ci fa girare dall’altra parte quando sappiamo che un vicino è nel bisogno, quando vediamo un ragazzo scivolare verso scorciatoie pericolose, quando tolleriamo che l’illegalità diventi la normalità. Chi tace di fronte all’ingiustizia diventa complice. Chi si volta dall’altra parte sta dicendo a chi spaccia morte: “Fai pure, a me non interessa”.

La devozione alla Madonna della Neve non si misura dall’altezza del Carro o dall’intensità dei fuochi d’artificio. La vera devozione si misura da quanto siamo capaci di farci carico gli uni degli altri. Se usciamo da questa messa e torniamo alle nostre vite voltando le spalle a chi soffre, il nostro canto a Maria è solo un rito sterile che non ci salva. Voglio dirlo con chiarezza, soprattutto a chi pensa di poter stringere tra le mani il rosario e contemporaneamente tenere in tasca i proventi del malaffare, del pizzo, dello spaccio: non c’è spazio per la camorra nel cuore di Maria! Il Vangelo non scende a patti con chi calpesta la dignità dell’uomo.

Chi semina terrore, chi arruola i nostri bambini strappandoli alla scuola e al futuro per trasformarli in carne da macello della malavita, sta profanando questo quartiere e sta sputando sul volto di questa Madre.

La neve di Maria scenda oggi come un giudizio d’amore che scuote le coscienze di chi ha sbagliato. C’è sempre tempo per cambiare strada, c’è sempre una comunità pronta a riabbracciare chi decide di rimettersi dalla parte della vita, della giustizia e della legalità. Non lasciatevi rubare la speranza. Non svendete la vostra libertà e quella dei vostri figli per un pugno di soldi sporchi di sangue.

Ecco allora il mandato che la Madonna della Neve ci affida stasera. Come i portatori che con fatica, sudore e coordinazione portano avanti il carro della Vergine per le vie del quartiere, così ognuno di noi deve diventare “portatore” di speranza e di riscatto. Nessuno può farcela da solo. Il carro si muove se si cammina insieme, se il passo dell’uno si adegua al passo dell’altro, se ci si sostiene nei momenti in cui il peso si fa insostenibile.

Ponticelli ha bisogno di un’alleanza civile e spirituale. Ha bisogno che le istituzioni facciano la loro parte, che la scuola torni a essere il primo presidio di libertà, che la politica non si ricordi di queste strade solo durante le campagne elettorali. Ma ha bisogno soprattutto di voi, del vostro orgoglio di essere popolo, della vostra capacità di fare rete, di proteggere i vostri ragazzi, di non lasciarli soli davanti agli schermi o sulle strade dell’abbandono.

Chiediamo a Maria la grazia di una “neve interiore”: La neve della purezza contro ogni forma di corruzione. La neve del silenzio contemplativo contro il rumore assordante delle nostre frette e delle nostre violenze. La neve della solidarietà che copre il freddo della solitudine.

Dio annuncia una scialuppa di salvataggio all’umanità naufragata nel peccato: “Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe”.

Qui a Ponticelli sappiamo bene cosa significa abitare una terra ferita, dove il serpente dell’ingiustizia, della violenza, della disoccupazione e della rassegnazione striscia e tenta di avvelenare i sogni dei nostri giovani. Il serpente vuole farci credere che le cose non cambieranno mai.

Ma la Parola stasera ci dice che c’è una lotta in corso. E in questa lotta, Dio non è neutrale. Dio si schiera con la Donna e con la sua stirpe. La Madonna della Neve non è una statua da ammirare su un altare distante; è la profezia vivente che la testa del serpente può e deve essere schiacciata. Ogni volta che un ragazzo di questo quartiere sceglie la scuola e un libro invece della strada, la testa del serpente viene schiacciata. Ogni volta che la comunità si unisce per dire “no” ad ogni violenza, la promessa della Parola si compie qui e ora, tra le case di Ponticelli.

Il libro dell’Apocalisse ci mostra “una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle” (Apocalisse 12,1). È incinta, grida per le doglie del parto.

Che immagine potente per noi stasera! Questa Donna non è rimasta nel cielo protetta e intatta. È nel dolore del parto. Questa Donna è l’immagine della Chiesa, è l’immagine della nostra comunità di Ponticelli che soffre le doglie del parto di un mondo nuovo che fa fatica a nascere. Il sole che la riveste è la giustizia di Dio; le stelle sono la speranza che non deve spegnersi nelle nostre notti più buie.

Contro di lei c’è il drago rosso, pronto a divorare il figlio appena nato. Il drago ha le sembianze di chi ruba il futuro ai nostri figli, di chi semina morte e paura nelle nostre strade. Ma la Donna non scappa per salvarsi da sola; grida e partorisce la vita. La nostra devozione alla Madonna della Neve stasera deve diventare questo: il coraggio di essere, come lei, “vestiti di sole” in mezzo alle tenebre. Dobbiamo stare dove la vita grida, dove c’è povertà, dove c’è solitudine, per difendere i piccoli della nostra società, i più fragili, dalle grinfie del drago dell’indifferenza.

E infine, la pagina del Vangelo: la Visitazione (Luca 1,39-56). Maria, appena ricevuto l’annuncio, “si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa”.

Ascoltate bene: Maria si mette in viaggio. Non si chiude in casa a contemplare il proprio privilegio. Ha la “fretta” dell’amore. È la fretta di chi sa che c’è qualcuno che ha bisogno di aiuto, come l’anziana cugina Elisabetta. Questa è la santità che piace a Dio: una santità con le scarpe sporche di fango, una fede che cammina e attraversa le strade del bisogno.

Ponticelli ha bisogno di questa “fretta”. Abbiamo bisogno di una Chiesa “in uscita”, che non aspetta che la gente bussi alla porta delle parrocchie, ma che va a cercare le persone là dove vivono, dove soffrono, dove sperano. Quando Maria entra in casa di Elisabetta, il bimbo sussulta nel grembo e lo Spirito Santo riempie quella casa. E poi esplode il Magnificat: il canto in cui Dio ribalta i potenti dai troni e innalza gli umili, ricolma di beni gli affamati e rimanda i ricchi a mani vuote.

Questo è il programma politico e sociale del Vangelo per Ponticelli! Una rivoluzione della tenerezza e della giustizia. La neve che festeggiamo stasera non è freddo gelido che isola, ma è il candore della grazia che vuole purificare le nostre storie, ridonando dignità a chi l’ha perduta. Maria ci prende per mano: usciamo da questa festa non come spettatori, ma come pellegrini di speranza, pronti a camminare insieme per il riscatto di questa nostra amata terra.

Madre nostra, Madonna della Neve, guarda questo tuo popolo. Guarda le mamme di Ponticelli, i padri preoccupati, i disoccupati, i malati, i giovani che cercano una strada. Copri con il tuo manto le ferite di questa terra. Trasforma la nostra arsura in una sorgente di acqua viva. Aiutaci a non tacere mai davanti al male, a camminare sempre a testa alta, fieri della nostra dignità di figli di Dio.

Sia questa festa l’inizio di una primavera nuova per Ponticelli. Camminiamo insieme, fratelli miei, perché la speranza non è un’attesa passiva, ma un passo fatto insieme, ogni giorno, verso la luce.

Amen.

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