Santa Pasqua

-l'Omelia del Cardinale Sepe

Cari fratelli e sorelle,
“Sono risorto e sono sempre con te” (Ant. Ingr.)
    È questo uno dei primi annunci del Cristo risorto. L’impatto di questa affermazione è stato certamente sorprendente non solo per i contemporanei e i concittadini di Gesù ma anche per quelli del nostro tempo, i quali tentano di dimenticare il Cristo e il suo rapporto vitale con ciascuno di noi.
    Certamente, il racconto della risurrezione del Signore, può apparire, a prima vista, un po’ strano: la tomba vuota, l’accorrere dei discepoli per vedere, la constatazione che il Signore non è più lì come un cadavere. Ma, leggendo quanto accaduto con gli occhi di Pietro e di Giovanni, impariamo a credere e a contemplare. È quanto è capitato alla famiglia di Cornelio, come abbiamo ascoltato nel tratto degli Atti degli Apostoli. Pietro parla loro di Gesù e, dopo averlo presentato come Colui che passò attraverso la Palestina beneficando tutti e liberando coloro che stavano sotto il potere del diavolo, annunzia il mistero pasquale che è l’essenza e lo scopo del Figlio di Dio fattosi uomo. A questo annunzio Cornelio e tutti i presenti si commuovono, sono presi da una grande gioia e nel loro cuore sboccia la fede, tanto che, inondati dallo Spirito Santo, Pietro non esita a battezzarli.
    Questo il senso vero della Pasqua: il passaggio dalla morte alla vita, dalla schiavitù del peccato alla libertà della grazia. Ci domandiamo: come, noi, discepoli di Cristo, viviamo la Pasqua oggi, nelle nostre famiglie e nelle nostre città? Abbiamo veramente il cuore libero dal peccato, dall’odio, dalla maldicenza, dall’invidia, dall’avidità del denaro? Se fossimo ancora prigionieri di questi mali, allora sarebbe come se Gesù non fosse risorto, come se avessimo vanificato la sua dolorosa passione e la sua morte atroce. Se, in questa Pasqua, non avessimo confessato i nostri peccati e non avessimo fatto il proposito di iniziare una nuova vita, saremmo cristiani solo di nome, superficiali e, come dice Papa Francesco, senza spessore, “inamidati”.
    Purtroppo, quanta gente incontriamo, anche oggi, nelle nostre strade, gente triste, depressa, scoraggiata, senza speranza; quanti giovani sono apatici, senza gioia, pur nuotando nei divertimenti, desiderosi di felicità che si illudono di gustarla ricorrendo alla droga, rifugiandosi nelle discoteche. Eppure, la felicità, quella vera, c’è ed è a portata di mano di ognuno: basterebbe che facessero entrare Gesù Cristo nei loro cuori e accettassero il suo invito all’amore e alla verità.
    La risurrezione di Cristo vince le nostre tristezze, la disperazione o la voglia di autodistruzione e ci comunica, invece, libertà , forza e serenità, come ci suggerisce l’apostolo Paolo nel breve tratto della sua lettera ai Corinti, che abbiamo letto poco fa.
    Cari fratelli e sorelle,
In questa Santa Pasqua di risurrezione del Signore, impegniamoci a liberarci da tutti quei legami che ci imprigionano alla terra e non ci lasciamo vedere la luce del cielo, del Paradiso. Vinciamo tutte quelle preoccupazioni che ci costringono a trovare solo nel successo materiale le nostre illusorie soddisfazioni. Se pensiamo solo alle cose della terra, al denaro, alla comodità della vita, non saremo mai veramente felici e soddisfatti. La vera gioia si trova solo nel Signore e nell’aiutare gli altri a riconoscerlo come Dio e Salvatore. È l’invito che troviamo nelle parole poetiche di un autore cristiano antico che possiamo fare nostre :
Va’ a dire loro:
Lo Sposo si è destato, uscendo dalla tomba e trascinando ogni cosa dalla morte alla vita.
Cacciate, apostoli, la tristezza mortale,
perché si è ridestato
Colui che offre agli uomini caduti, la risurrezione.
        (Romano il Melode, Inni, XL)
    Maria SS.ma, la Madre della gioia e della speranza, ci insegni a trovare solo nel Suo Figlio, la sorgente della nostra felicità.
    È questo il mio augurio
    Dio vi benedica e
    ‘A Maronna v’accumpagna!

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail