Solennità dell’Immacolata

Il Cardinale Sepe alla CIttà di Napoli

Cari Amici,
Signor Sindaco e Autorità tutte,Nel cammino di avvicinamento al Natale del Signore, la seconda domenica di Avvento ci porta incontro a Maria, l’Immacolata, e ai piedi della sua immagine ci troviamo ancora una volta riuniti dopo la solenne celebrazione eucaristica.
Il percorso dall’altare alla piazza, per la Chiesa, è lo spazio della sua missione, perché se essa  non è missionaria rischia di essere niente. La piazza è come l’estensione della città e la città, a sua volta, fa allargare lo sguardo alla diocesi e, da questa, alla realtà del nostro Paese e,  quindi, al mondo.
Una chiesa viva non può che avere questo sguardo lungo, a misura, appunto, di un cuore missionario che fa sentire vicini i propri simili, al di là di ogni barriera di lontananza, di condizione o di razza.
Nella predicazione forte e suggestiva di Papa Francesco abbiamo fatto conoscenza delle , richiamate più volte come i luoghi privilegiati da mettere al centro dell’impegno cristiano.
Le non vanno intese solo come aree geografiche, anche se il pensiero sembra correre naturalmente verso le favelas brasiliane o i barrios argentini, luoghi della miseria e della povertà, segnate certamente come punti neri nel grande e miserevole  atlante delle ingiustizie e delle emarginazionì di cui il mondo continua a macchiarsi. Ma le possono essere anche di altro genere e annidarsi negli angoli più curati delle città.
Le non  si misurano, e non si identificano, solo attraverso gli indici di povertà; periferia non è solo quella dove manca il pane, dove non  c’è traccia di lavoro, dove le case, quando esistono, non  sono riparo, ma spesso ricettacoli e fonti di altri pericoli. Neppure è solo quella dove non c’è traccia di un minimo di giustizia.
La è soprattutto quel luogo nel quale le privazioni sociali e quindi le frustrazioni psicologiche e il malessere morale riescono a essere tanto forti da annerire e coprire gli orizzonti di speranza.
In modo accorato sono arrivato a chiedermi se Napoli, nel suo complesso, non rischi di essere un’area emblematica di drammi sociali tanto acuti e profondi da arrivare a mettere in  pericolo e a corrodere tutto il bello, il buono e il positivo che questa città ha accumulato per secoli e ha saputo conservare di fronte a violenze di ogni tipo, ma che ancora possiede e sa proporre sul proscenio internazionale.
Arrivo oggi a chiedermi, ai piedi della Vergine Immacolata, e chiedo la Sua protezione anche mentre pronuncio parole che sento esigenti e gravi: quale futuro per questa nostra cara, bella e amata città, che purtroppo può essere vista come luogo dove l’esistenza minaccia di diventare periferia?
Non è più questione dei tanti  mali che già altre volte –troppe volte – abbiamo denunciato: la cronica mancanza di lavoro, soprattutto per i giovani; un tessuto sociale sul quale infierisce la grave crisi economica internazionale; il flagello della violenza organizzata; le tante incongruenze che rendono difficile e disagiata la vita quotidiana delle persone.
E’ ancora un elenco lungo e sgradevole anche solo a compilarlo e aggiornarlo di volta in volta, cui si aggiunge un tormento certamente non nuovo, ma ora esploso in tutta la sua inumana gravità: l’avvelenamento di un’ampia zona della nostra terra, sfruttata da chi non ha avuto scrupoli a scambiare in moneta il sangue della sofferenza: anche dei piccoli, degli indifesi e perfino di chi non era ancora nato, mettendo un’ipoteca criminale sul futuro di intere generazioni.
La questione che ora emerge chiama in causa non più la somma dei mali, messi drammaticamente in fila uno per uno, ma le conseguenze che ognuno di essi produce nel tessuto e nel vivo di una città costretta non a far semplicemente ricorso alla speranza, ma a cercare motivi concreti per sostenerla.  Anche la speranza ha infatti bisogno di una qualche motivazione per non  ridursi a  una forma di indefinibile utopia.
Napoli è ancora in grado di dare  ragione della propria speranza? Il solo fatto di porsi l’interrogativo è, di per sé, drammatico, perché, proprio a causa della sua “familiarità” con problemi e difficoltà di ogni tipo, la nostra città è stata sempre considerata come  il luogo patrio della speranza.
Che cosa è dunque accaduto ? E’ innegabile che si fa oggi fatica a guardare in faccia la speranza senza arrossire un po’ e abbassare gli occhi per tutte le volte che è stata usata solo come alibi, e perciò sbeffeggiata e contrabbandata come merce artefatta.
Per Napoli è arrivato il tempo di non sprecare perfino una risorsa vitale come la speranza. Il che accade quando tanta parte di una città finisce nella rassegnazione o nella rinuncia a ideare e programmare il proprio futuro; quando i suoi poteri e le sue istituzioni pubbliche anche per difficoltà oggettive smarriscono il senso del servizio e il valore del  bene comune; quando il pane non basta per tutti e il lavoro è un lusso per pochi; quando per tanti giovani le uniche strade aperte diventano quelle dell’emigrazione. Quando la violenza continua ad avere campo libero e riesce perfino ad arruolare come triste e beffarda alternativa alla disoccupazione.
Proprio di fronte al pericolo che si avverte, la Chiesa di Napoli, ai piedi dell’Immacolata, vuole rinnovare la sua totale compromissione con le sorti e il futuro di Napoli. Il  nostro impegno, per quanto intenso e profondo, avrebbe poco valore se non trovasse le sue radici nell’altare dell’Eucaristia, sigillo sacramentale dell’amore della Chiesa di Napoli per il suo popolo.
E’ da questo amore che la Chiesa trae la speranza per Napoli e invita tutti a sostenere questa speranza. Come ho scritto nella Lettera Pastorale , la Chiesa di Napoli non si rifugia nel silenzio ed è sempre pronta a contaminarsi e a riprendere la strada della collaborazione con persone e istituzioni di buona volontà, per continuare a essere dispensatrice di speranza, lavorando per il bene comune.
La nostra mobilitazione è già in atto e si è pronti a ripartire sempre daccapo perché, come Chiesa, mentre guardiamo avanti, abbiamo anche l’irrinunciabile impegno di voltare lo sguardo verso gli ultimi della fila. Sarà, anzi, questa la direzione del nostro “nuovo inizio”.
Poniamo nel Cuore Immacolato di Maria questi nostri desideri e propositi, chiedendo di benedire le nostre famiglie, i nostri giovani, la nostra Città.
Alla Vergine Immacolata la nostra fede e il nostro amore.
‘A Maronna c’accumpagna!

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