Stagione per seminare la speranza

A conclusione dello speciale Giubileo per Napoli del 2011 vi incoraggiai a “rinnovare il canto di speranza”, nel ricordo vivo e commosso delle parole del Beato Giovanni Paolo II, rivolte alla nostra Diocesi: “non disperdere, ma organizzare la speranza”.
In seguito, vi ho esortato a non “lasciarvi rubare la speranza”, perché “tentativi di togliere la speranza non sono mai mancati e vengono da fronti vasti e agguerriti. Talvolta, più che di attacchi, si tratta di veri e propri assedi … La speranza si è trovata, a un tratto, non solo assopita, ma devastata” (Lettera pastorale Per amore del mio popolo, 2).
La Quaresima, stagione liturgica che inaugura il nostro itinerario verso la Pasqua, è il tempo propizio per seminare ancora speranza nei cuori degli uomini e delle donne di questo nostro tempo che sembra voler rinunziare a ogni futuro. L’immagine suggestiva della semina richiama alla nostra mente la parabola del seminatore: “Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada … Un’altra parte cadde sul terreno sassoso … Un’altra parte cadde sui rovi… Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno” (Mt 13, 3-9).
La parabola è di immediata comprensione, giacché è un insegnamento popolare, comprensibile sia per l’uso di immagini di vita rurale, sia per la spiegazione data da Gesù medesimo (Mt 13, 18-23). Il linguaggio del Signore è comune, ha il sapore della quotidianità e della vita. A prima vista, il lavoro del seminatore sembra sprecato, inutile. Invece, mostra come, a dispetto di ogni apparente insuccesso, Dio sa suscitare, anche da situazioni difficili, splendidi frutti. Il seminatore, pur sapendo che una parte dei semi era caduta in terra accidentata e improduttiva aveva la speranza certa che tutto il seme caduto avrebbe dato “il cento, il sessanta, il trenta per uno”.
Questo seminatore è ottimista tanto da immaginare le pietre trasformate in pane, le spine in spighe e che dalla strada spuntano piante di grano. Se questo seme è per tutti, la speranza è appannaggio di tutti. Il senso primo della parabola è, perciò, la promessa della speranza. Il frutto è sicuro, arriverà. Per questo il seminatore getta abbondanti manciate di sementi sul terreno, con grande generosità.
La parabola, inoltre, ci apre all’ottimismo evangelico, ci ricorda che il successo passa attraverso l’insuccesso e che il raccolto necessita del duro lavoro della seminagione. La spiga nasce da un seme destinato alla corruzione;è una crescita lenta come l’evangelizzazione che avanza lentamente, i cui frutti si raccolgono nel tempo. “Il seme è la parola di Dio” (Lc 8, 11) e Dio stesso è il seminatore attraverso l’opera di Cristo. I semi di speranza sono abbondantemente seminati nel cuore degli uomini e Dio è l’unico che semina speranza contro ogni speranza, con una generosità addirittura provocatoria.
Al Signore basta “l’uno per cento” di quanto è caduto nel cuore aperto alla speranza, per calcolare, in maniera diversa dalla nostra, che questo produce il “cento per uno”.
L’uomo, però, ha la tremenda possibilità di rifiutare e di chiudersi alla speranza. Se la speranza è dono gratuito di Dio, questa comporta per ogni cristiano una responsabilità.
Difatti, siamo chiamati “a rispondere a chiunque domandi ragione della speranza che è in voi” (1Pt 3,15). La risposta cristiana a questa sfida è la testimonianza della propria vita, mostrando concretamente che vale la pena di vivere e morire per Cristo e seminando speranza nella vita di quanti si ritengono dei “perdenti”.
Tale testimonianza è urgente “nella società dell’incertezza”, dell’effimero e della “frantumazione del tempo”. Soprattutto in questa Quaresima, la nostra comunità ecclesiale è chiamata a indicare strade di speranza: essere sempre più presenza significativa,specialmente nella vita dei giovani e di quanti sono alla ricerca sincera di Dio.
Il nemico della speranza è l’indifferenza, che è rinuncia alla ricerca della verità e desertificazione della vita spirituale. I cristiani, invece, vivono la speranza che è “un’attiva lotta contro la disperazione” (G. Marcel) ma, soprattutto, è la virtù che consente all’uomo di camminare nella vita, di essere se stesso e di tendere al futuro. L’apostolo Paolo ci ricorda che “la speranza non delude … (perché) è nella speranza che siamo stati salvati” (Rm 5, 5;8, 24). In questo tempo di Quaresima, siamo invitati a guardare “Cristo Gesù, nostra speranza” (1Tm 1, 1), certi che la sua morte e risurrezione è a fondamento della nostra speranza, tesa a vincere tutte le forme di male e di morte. In questa lotta, che è impegno quotidiano, il cristiano narra la speranza vivendo la logica della Pasqua, logica che apre il cristiano al perdono, all’accoglienza, alla solidarietà e lo porta a vivere nella gioia e nella serenità.
Un esempio di speranza vissuta e testimoniata sono i nuovi martiri e i nuovi perseguitati per il Vangelo in varie parti del mondo. In loro, la speranza della vita eterna, della vita di Cristo oltre la morte, si fa partecipazione viva alla morte e alla risurrezione del Signore e concreta testimonianza in Dio nostra speranza.
Anche per questa Quaresima: “Il mio rinnovato invito è di ‘uscire dal tempio’, andare incontro alla gente che vive in situazioni di marginalità morale e materiale, senza la preoccupazione e la paura di “gettarci nella mischia” e “sporcarci le mani” ( Lettera pastorale Canta e cammina,p. 16).
Come il seminatore, siamo invitati ad uscire con le mani piene di semi, per seminare la speranza nelle “periferie geografiche e morali della nostra terra” (Messaggio alla Città, 8 dicembre 2013). Non saranno le pietre, i cardi o le spine a fermare l’azione del seminatore di speranza. La conoscenza delle speranze e delle attese degli uomini ci permette di cogliere il desiderio di incontrare Dio e di aprirci alla speranza che “non delude”. Sant’Agostino ci ricorda che: “è solo la speranza che ci fa propriamente cristiani e se la nostra vita, adesso, è speranza, poi sarà eternità”. Auguro a tutti di vivere la santa Quaresima con cuore aperto alla speranza, accompagnati nell’itinerario verso la Pasqua dalla Madonna Santa, Madre della Speranza.* Crescenzio Card. Sepe
Arcivescovo Metropolita di Napoli

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