Testimoniare la giustizia di Dio – Settimana di preghiera per l’Unità dei Cristiani

-l'Omelia del Cardinale Sepe in occasione

«Quello che il Signore esige da noi». È questa un’espressione tratta dal Libro del profeta Michea. In realtà il Signore ha insegnato agli uomini quello che esige da noi: praticare e vivere la giustizia, camminare con umiltà davanti al nostro Dio e pregare. Proprio ciò che abbiamo vissuto e diffuso nella Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani.
Vogliamo aprire il nostro cuore allo Spirito e chiedere Signore cosa vuole, cosa esige da ciascuno di noi. La risposta è nelle parole dei profeti: praticare la vera amicizia, la giustizia del Signore, non quella degli uomini tante volte ingiusta, ma quella di un Dio che richiede un cuore puro e un animo libero.
L’uomo si rivolge al Signore e lo riconosce come suo Creatore. Pone il suo fondamento in Dio e non nella giustizia umana. Anche al tempo di Michea c’erano tante ingiustizie. Egli, uno dei profeti cosiddetti minori, era di origine contadina e quindi particolarmente sensibile alle condizioni in cui si trovava il suo popolo, oppresso e schiavizzato dalle potenze politiche, sociali e religiose, e chiede la liberazione per raccontare e camminare con umiltà davanti al Dio giusto e santo.
I testi di questa Settimana di preghiera sono stati preparati dai Dalits, i cristiani dell’India, i quali, purtroppo, ancora vivono la condizione di oppressione sociale presente al tempo di Michea. Essi hanno voluto far emergere, nelle riflessioni e nelle preghiere, le situazioni di ingiustizia, persecuzione e sopruso, a motivo della religione, della cultura e della classe, cui sono soggetti, quasi cittadini di serie B se non addirittura lebbrosi da evitare, da non toccare.
Quante ingiustizie anche nel nostro mondo che dividono, che costruiscono un muro, che offendono, che emarginano se non addirittura tendono a sopprimere quello che è considerato diverso, differente, lontano, quasi come se fosse un nemico. Ma noi cristiani vogliamo camminare con umiltà davanti al nostro Dio, così come hanno fatto i discepoli di Emmaus che camminavano da Gerusalemme verso Gerico, parlando, discutendo, interrogando. Allo stesso modo, vogliamo camminare parlando, non ignorandoci, non nascondendoci, non pensando che solo noi abbiamo qualcosa da dire e gli altri devono solo ascoltarci. Noi vogliamo camminare insieme e desideriamo farlo senza paure, senza divisioni di lingua, di cultura, di condizione sociale o economica, perché tutti figli di quell’unico Dio e Padre, tutti fratelli e sorelle di Cristo, Verbo incarnato, tutti uniti dallo stesso Spirito. Vogliamo camminare dialogando tra noi come fratelli, nella ricerca della verità e dell’unità.
Perché è lo Spirito che suscita i nostri pensieri, è lo Spirito che corregge anche qualche fraintendimento, è lo Spirito che fa cadere le barriere che talvolta si ergono fra noi, ed è soprattutto lo Spirito che ci sensibilizza a superare quelle differenze che ancora oggi costituiscono uno scandalo per tutti coloro che guardano a noi cristiani come una sola famiglia, un solo ovile, un solo gregge.
Camminiamo insieme dialogando, dunque, riconoscendoci come fratelli e sorelle in Cristo ma soprattutto per testimoniare la bontà della giustizia divina.
Insieme vogliamo gridare, alzare la voce con forza, perché il nostro mondo, soggetto a tante sofferenze e ingiustizie, riconosca nella voce comune dei cristiani, come avvenne con la voce del profeta Michea, o più recentemente com’è accaduto con la voce del Mahatma Gandhi o di Madre Teresa di Calcutta, il superamento di tutti i dolori di cui è afflitta la nostra società.
Vogliamo testimoniare la giustizia di Dio, che è amore e umiltà di chi si riconosce nel Creatore, e vivere nella volontà di chi vuole realizzare la missione che Cristo stesso ci ha affidati.La preghiera ecumenica, questo momento che ci affratella, è certamente la meta di un cammino che è stato fatto ma anche l’inizio di ulteriori passi, di una volontà di camminare insieme affinché conoscendoci, pregando, stimandoci, possiamo rappresentare visibilmente quella unità voluta da Cristo.
Che il Signore benedica i nostri propositi, lo Spirito rafforzi le nostre volontà e la carità di Cristo ci unisca nel camminare verso di Lui per incontrarLo e testimoniarLo ai fratelli lontani.
* Arcivescovo Metropolita di Napoli

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail