L’opera grafica, realizzata dal designer Gabriele Rollin, attraverso una composizione iconica risulta essere l’insieme di più elementi…
Il mare, inteso come confine e limite, come elemento biblico che richiama il gettare le reti e prendere il largo, come segno della città di Napoli e del Mediterraneo.
Gli occhi, posizionati in alto, come simbolo di uno sguardo largo e di una visione spirituale profonda, capace di abbracciare l’orizzonte sconfinato del mondo.
Le mani intrecciate rappresentano la preghiera capace di unire in un solo abbraccio il Cielo e la Terra.
La Luce che discende dal Cielo e illumina la Terra, mentre il soggetto raffigurato guarda verso l’alto.
In basso, i piedi sono accompagnati da un simbolo che richiama la polvere, evocando il legame con l’umiltà e la condizione terrena.
Un riferimento personale nella composizione è l’immagine di un balcone con un uomo che aiuta suo figlio a mangiare. Un’immagine quotidiana che rappresenta la fragilità dei piccoli e la forza di chi se ne prende cura. Sebbene esterna al contesto della preghiera, questa scena, a cui don Mimmo ha fatto pubblicamente riferimento parlando di un padre anziano che si prende cura di un figlio disabile, invita alla solidarietà e alla condivisione, in armonia con il messaggio umano, spirituale e pastorale dell’opera.
Dal punto di vista stilistico, si è scelto un approccio iconico. Gli elementi della natura sono ridotti al minimo, mentre i dettagli anatomici (come occhi, mani e piedi) sono stilizzati per sottolineare il loro significato simbolico, andando oltre una semplice rappresentazione figurativa.

