Veglia Pasquale

-l'Omelia del Cardinale Sepe

Cari fratelli e sorelle,
    celebriamo con gioia interiore e gratitudine al Signore questa Veglia Pasquale, la “Madre – come afferma S. Agostino – di tutte le veglie”.
    In questa notte, infatti, noi viviamo il grande e definitivo mistero della nostra fede: il passaggio dalla morte, effetto del peccato, alla vita nuova che Cristo ci ha donato risorgendo dai morti.
Cristo è risorto! Questa verità è la conclusione del lungo cammino della storia e l’inizio della nuova storia e della nuova vita, come abbiamo ascoltato nelle letture bibliche: dal racconto della creazione, dell’antica pasqua di liberazione dall’Egitto, dai Profeti, dall’attesa ultima e definitiva, all’inizio della Pasqua ultima inaugurata dalla morte e risurrezione di Gesù che segna il passaggio da questo mondo al Padre; siamo come figli che rientrano nella famiglia divina, dalla quale ci eravamo allontanati e alla quale aspiravamo a ritornare .
    Tutto questo ci viene chiaramente illustrato anche dai grandi segni di questa notte: l’accensione del fuoco e del cero pasquale, la benedizione dell’acqua per il battesimo che, tra poco, conferiremo ad alcuni nostri fratelli provenienti anche da altre nazioni; il pane e il vino per il rendimento di grazie nell’Eucaristia: tutti segni che esprimono la verità della risurrezione di Gesù di Nazareth.
    Per mezzo dei simboli, infatti, tenebre – buio (segno della vecchiaia passata che non torna); notte, di vigilia e di attesa del Signore che viene e appare risorto; giorno (del Signore risorto), Cristo si  rende presente e parla a ciascuno di noi, ci guarisce e ci fa partecipare al suo mistero di morte e risurrezione.
    Così, in questa notte più luminosa del sole, Dio si rivolge a noi, ci racconta gesta mirabili da lui compiute, e rende presente ciò che è stato narrato. Cristo si fa presente personalmente nei sacramenti e ci invita alla gioia in un dialogo che esprime la nostra lode, ammirazione e ringraziamento.
    Cari fratelli e sorelle,
questa notte è un nuovo inizio, l’inizio di un nuovo giorno che ci avvolge, il primo giorno della nostra personale creazione, simile a quell’altro giorno della prima creazione, quando “Dio disse: sia la luce! E la luce fu. Dio disse che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre e chiamò la luce giorno e le tenebre notte”. In questa notte, Dio ha detto ancora una volta: “Sia la luce!” e la luce è apparsa: Cristo! Cristo, infatti, ha detto: “Io sono la luce del mondo”.
    Con la risurrezione di Gesù, siamo diventati figli della luce! Perciò vogliamo abbandonare le opere delle tenebre; vogliamo uscire dal buio del peccato, vogliamo rifiutare tutto ciò che può oscurare la luce della Grazia che Gesù ci ha donato; respingendo dalla nostra vita ogni forma di egoismo che ci impedisce di vedere Dio e gli altri come nostri fratelli; ogni forma di odio e di sopraffazione, che portano alla morte propria e degli altri.
    “Io sono la luce del mondo”: questo è il motivo della nostra gioia, della festa a cui partecipiamo. Festa che non finisce col sorgere del giorno di questo mondo; Cristo, che ora è risorto, ci accompagnerà per sempre, ogni giorno, quasi che la nostra esistenza di fede fosse un unico grande giorno di festa, fosse sempre domenica, il giorno del Signore. È la Pasqua eterna che durerà se sapremo vivere alla luce dell’amore che Cristo ci ha donato e che noi dovremo donare al nostro prossimo.
    La Vergine Maria, che ha generato Cristo, luce del mondo, faccia risplendere nei nostri cuori la volontà di tenerci uniti al suo Figlio divino per camminare sempre nella luce e nella gioia della Risurrezione.
        Auguri.
        Dio vi benedica e
        ‘a Maronna v’accumpagna!

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