“IL CORAGGIO DI INVESTIRE SULLA FRAGILITÀ DEI SOGNI”

Lettera ai giovani della Chiesa di Napoli, pellegrini per il Giubileo della Speranza

“Carissimi ragazzi e ragazze,

mentre i giorni passano e la vita riprende il suo ritmo, il cuore non smette di custodire le immagini, i volti e le parole di ciò che abbiamo vissuto insieme durante il Giubileo dei Giovani. È come se dentro di me fosse rimasto un canto, fatto di gratitudine e di speranza, che vorrei ora condividere con voi.

Prima di tutto, grazie a voi, giovani. Grazie per il coraggio di esserci stati, per aver lasciato che questa esperienza vi raggiungesse in profondità. Grazie per la vostra freschezza, per la capacità di stupirvi, per le domande che avete portato, talvolta anche faticose, ma sempre vere. Grazie per ogni sorriso, per ogni stretta di mano, per ogni silenzio abitato dalla ricerca e dal desiderio di pienezza. E grazie a quanti tra voi hanno deciso di vivere questa esperienza come volontari, al servizio dei pellegrini provenienti da ogni parte del mondo! In voi ho visto una gioventù che non si accontenta di facili risposte, ma che ha sete di autenticità, di verità, di un amore che non deluda.

Un ringraziamento speciale va ai vostri educatori ed educatrici che, con discrezione e passione, vi hanno accompagnato non solo nei giorni del Giubileo, ma nel quotidiano della vita, dove si costruiscono relazioni, scelte e cammini. Sono uomini e donne spesso giovani come voi che hanno investito tempo, energie, cuore, per aiutarvi a scoprire la bellezza della vostra unicità. Non si sono limitati a “organizzare” il viaggio, ma vi hanno sostenuto nel viverlo, lasciandovi liberi di essere voi stessi, scegliendo di mettersi in cammino con voi e per voi.

E permettetemi anche di dire la mia gratitudine ai vostri preti. Li ho visti con i miei occhi farsi compagni di strada, senza paura di sporcarsi con la polvere del cammino, segni tangibili di quella Chiesa in uscita che tante volte Papa Francesco ci ha chiesto di essere. Ho visto preti che sanno camminare al vostro ritmo, che ascoltano prima di parlare, che sanno ridere con voi e, quando serve, anche piangere con voi. Ho visto preti che non temono di mostrare la loro umanità, perché sanno che è proprio lì che Dio si fa vicino. Li ho visti, nei momenti di preghiera e nei momenti più semplici, essere pastori veri: non davanti per comandare, non dietro per inseguire, ma in mezzo a voi, per sostenere e accompagnare. Grazie fratelli e figli miei presbiteri, grazie davvero!

Amiche, amici, nel cuore porto i momenti che abbiamo vissuto insieme e che hanno fatto di questa esperienza un dono unico: la catechesi, che ci ha consentito di dialogare e ha aperto il cuore a una Parola viva; la preghiera, che ha unito le nostre voci e i nostri cuori; l’Eucaristia, centro e fonte della nostra gioia, mensa che nutre, e cibo che ci rimette in sesto per divenire a nostra volta pane donato e condiviso; il sacramento della riconciliazione, dove tanti di voi hanno sentito il calore di un abbraccio che libera e guarisce.

E come dimenticare la Veglia e l’Eucaristia con Papa Leone? In quel momento, eravamo tutti insieme, come un’unica Chiesa giovane, davanti al successore di Pietro che ci ha parlato con il cuore. Ci ha guardati e ci ha affidato un mandato che non possiamo dimenticare. Ci ha chiesto di essere luce nel mondo, perché in troppi angoli regna ancora il buio della solitudine, dell’indifferenza e della paura. Ci ha chiesto di essere sale che dà sapore alla vita, per non lasciare che il mondo perda il gusto della fraternità e dell’amore gratuito. Ci ha chiesto di essere seminatori di gioia, perché chi incontra un cristiano dovrebbe sentir nascere dentro di sé il sorriso di chi incontra una notizia capace di cambiare la vita. E, infine, ci ha chiesto di essere costruttori di pace e artigiani di riconciliazione: in un tempo in cui i conflitti e le divisioni sembrano moltiplicarsi, la nostra amicizia, il nostro camminare insieme è seme e strumento di solidarietà e di fraternità!

Quelle parole di Papa Leone non devono restare semplici ricordi: sono un compito, una missione, un cammino che deve continuare nell’oggi, della nostra terra partenopea, nelle strade e nei vicoli dei nostri paesi e della nostra Napoli.

Giovani pellegrini della Chiesa di Napoli, abbiamo il dovere di custodire quanto abbiamo vissuto. Non possiamo permettere che resti un ricordo isolato, chiuso in un album di fotografie o immortalato in un post su Instagram. Questo seme va coltivato e condiviso. Tocca a noi raccontarlo ai nostri coetanei, a chi non ha potuto esserci, a chi magari oggi è lontano dalla fede o ferito dalla vita.

Me lo avete chiesto a più voci nel nostro incontro di venerdì sera, e oggi sento la necessità di confermarvi il mio impegno: a settembre, come Chiesa napoletana, troveremo il modo di non disperdere questa bellezza. Non voglio – e so che non volete – che resti un ricordo, ma desidero che diventi il cuore di un cammino che prosegue, che continua ad alimentare la nostra gioia e la nostra unità. Ci inventeremo strade nuove, ascolteremo i vostri desideri, ci lasceremo orientare dalle vostre visioni, metteremo insieme creatività e passione, perché ciò che abbiamo vissuto non vada perduto, ma si moltiplichi. E questo sarà possibile, come dicevo nella catechesi, solo se avremo il coraggio di investire sulla fragilità dei sogni!

Cari giovani, io credo in voi! E credere in voi significa scommettere sull’inedito di un Dio che non invecchia mai! Vi porto tutti nella mia preghiera, uno per uno, e vi benedico con l’affetto di un padre, di un fratello, di un amico!”

04-08-2025
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