NON LASCIAMO SOLO NESSUNO!

Lettera ai sacerdoti e ai religiosi

Carissimi fratelli,

scrivo a voi, nella festa della Cattedra di San Pietro, per aggiornarvi sulle mie condizioni di salute.
L’ultimo tampone ha dato esito negativo, ma avverto ancora tanta fatica e senso di spossatezza; mi
aspetta un ulteriore tampone di conferma e un tempo di convalescenza prima di uscire ufficialmente
dall’isolamento e riprendere la vita quotidiana. Sento di ringraziare ognuno di voi per l’affetto e la
vicinanza che, in vario modo, mi avete dimostrato; mi sono sentito accompagnato e sostenuto dalla
vostra presenza e dalla vostra preghiera. Come ho detto a molti di voi e a quanti ho già incontrato e
sentito telefonicamente, vorrei che tra me e voi sacerdoti ci fosse un rapporto diretto. Non esitate a
contattarmi per qualsiasi cosa. Alla fine di questa lettera, troverete l’indirizzo mail; potete scrivermi o
lasciare lì il vostro numero e vi richiamerò, in attesa di incontrarci personalmente.

In questo momento, vi chiedo, ancora una volta, un pensiero e un’attenzione per i sacerdoti che stanno
facendo più fatica: in particolar modo per don Roberto Granatino, ricoverato da qualche giorno in
ospedale, a causa del Coronavirus; per gli altri sacerdoti e religiosi colpiti dal virus, per tutti i sacerdoti
anziani, per quelli ammalati, per chi è in difficoltà. Non lasciamo solo nessuno! Prendiamoci cura, in
questo modo, del nostro essere fratelli, condividendo l’unico sacerdozio. Prendiamoci cura della nostra
fraternità presbiterale. Diventiamo costruttori di comunione autentica e possibile, tra di noi e con la
nostra gente. Proviamo ad inventare nuovi stili di vicinanza, nuovi modi per continuare a camminare
insieme, per sentire tutto l’amore e la cura che il Padre ha per ognuno di noi.

Prego perché il Signore vi doni coraggio nelle difficoltà e nei momenti di fatica che state sperimentando,
a causa della pandemia e non solo. Benedite questo momento e riconoscete il Signore presente in tutto
quello che state vivendo. Ogni notte è luogo nel quale il Signore si rivela. Il Signore non ci abbandona
mai e vive con noi, dentro ogni condizione umana. A noi, è chiesto di avere gli occhi e il cuore attenti
e disponibili per imparare a riconoscerlo, a lasciarlo operare e a ridare vita alla nostra speranza,
rinnovando il nostro “sì”. Non vi scoraggiate mai! Coraggio, il Signore ci è accanto e si prende cura
della vita di ciascuno di noi!

Rivolgo un pensiero affettuoso a tutti i nostri seminaristi e ai loro formatori. Spero di potervi incontrare
presto per conoscerci e condividere i nostri passi. Questa Chiesa conta su di voi e sui sogni che custodite
nel cuore; sulla vostra vita al servizio del Vangelo, alla sequela di Gesù. Anche io conto su di voi. E voi
contate su di me. Accompagnatemi con la vostra preghiera, io vi custodisco già nella mia.

In questo momento di “prova” ho ripreso una mia riflessione di qualche tempo fa, sul fatto che non
c’è distanza che risulti incolmabile dal desiderio di amore del Padre: questo è il cuore del Vangelo, che
raggiunge la vita di ogni uomo e ogni donna che incontra Gesù e la sua Parola.
“Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di
quella perduta, finché non la trova?”. È una domanda che mi provoca sempre, e Gesù fa appello a
ciascuno. Siamo tutti coinvolti, nessuno può sentirsi escluso. Ciò che fa Gesù con ciascuno è proprio
questo: ci cerca per primo ovunque noi siamo nascosti, ci dedica tempo, attende e gioisce quando ci
trova. Gesù non abbandona le novantanove pecore, egli sa che le pecore hanno un istinto gregario, nel
gregge sono al sicuro. Da sole si perdono, sono smarrite. Gesù cerca i perduti, gli smarriti, gli isolati, gli
emarginati. Cerca ciò che è considerato di poco valore: un’unica moneta, ma preziosa ai suoi occhi.
Cerca per “trovare e salvare” (cf. Lc 19,10): per ripristinare la relazione personale che si è interrotta.
Questa è la salvezza per ogni uomo e donna: avere, sempre, rinnovata la possibilità di essere riammessi
alla relazione con l’altro, il fratello, la sorella.

Gesù dona fiducia e speranza a chiunque, sempre: non importa chi o cosa è perso, ciò che conta è che
per loro, chiunque essi siano, c’è qualcuno che si muove e cerca. Nessuno è realmente perduto
definitivamente, nessuno è così lontano o nascosto da non essere trovato da Gesù.

Sentiamoci tutti “cercati e cercatori”. Sentiamo quell’amore del Pastore che lascia ogni cosa per cercare,
trovare, caricare sulle spalle e riportare a casa; e, nello stesso tempo, impariamo ad essere segno
concreto attraverso il quale il Signore cerca i nostri fratelli e sorelle. Siamo chiamati a metterci in
cammino alla ricerca di chi ha perduto la speranza, di chi fa fatica a ritrovare la strada, di chi si sente
smarrito a causa della paura e della solitudine, di chi soffre.

Cercati dal Signore, mettiamoci in ricerca di chi, fratello sacerdote o laico/a che sia, ha bisogno di essere
accolto nella sua fragilità, di sentirsi ascoltato, di essere preso per mano ed accompagnato.
“Io ci sono” è quanto di più bello possiamo sentirci dire e dire in questo tempo. A noi stessi. Ai nostri
confratelli. Alla nostra gente. Che la gente senta che ci siamo. Che ognuno di noi senta che l’altro c’è.

Il Signore vi benedica e vi custodisca nel suo cuore di Padre.

† don Mimmo

 

22-02-2021
FacebooktwitterredditpinterestlinkedinmailFacebooktwitterredditpinterestlinkedinmail