“Tra qualche giorno arriverà la Quaresima. Me ne accorgo guardando il calendario, mentre sono
qui ad Assisi a guidare gli Esercizi Spirituali. In questo tempo di silenzio e di ascolto, la mente resta
concentrata sulla Parola, ma il cuore – quasi naturalmente – prende la strada di casa.
In fondo era così anche per Francesco, che più era con il Signore più sentiva il bisogno di mettersi
a servizio della gente. Più era tra la gente e più in lui cresceva il desiderio di sedere ai piedi del Maestro.
Forse la vita dei discepoli è in quest’eterno movimento tra due poli di un unico amore: Dio e l’umanità.
E da qui penso alla nostra città, alla nostra gente, alla nostra Chiesa.
Penso al tempo che stiamo attraversando: bello e complesso, fragile e promettente insieme.
E sento che la Quaresima non sarà soltanto una data che ritorna, ma un appello che ci raggiunge, una possibilità che ci viene incontro, un
invito a rimettere ordine nel cuore per ritrovare il passo del Vangelo. E mentre mi preparo, insieme a
voi, all’ approssimarsi di questo tempo, sento forte il bisogno di consegnarvi una parola che nasce dal
silenzio e guarda alla vita concreta delle nostre strade.
Viviamo giorni in cui troppe dinamiche sono fondate sul dominio, sulla guerra, sul denaro eretto
a misura di ogni cosa. Giorni in cui il potere sembra contare più della cura e l’interesse più della
giustizia. Eppure, proprio qui e ora, siamo chiamati a essere Vangelo vissuto, presenza mite e ostinata
di speranza.
E le ceneri giungeranno così sul nostro capo, quasi come il tentativo pedagogico di riportarci a
ciò che resta quando tutto passa. Un gesto antico, sobrio, essenziale. La cenere parla di fragilità, di ciò
che resta dopo che il fuoco ha consumato. Un tempo ci veniva ricordato che siamo polvere e alla
polvere ritorneremo: da bambino la trovavo una frase un po’ tetra. Oggi invece la rivaluto e a volte,
dinanzi a tante notizie che giungono, mi verrebbe voglia di gridarla ai potenti di questo mondo. Che
vivono credendosi eterni. Si, perché la cenere smaschera le illusioni di onnipotenza e ci riconsegna alla
nostra condizione di creature. Creature che da sole non vanno da nessuna parte. Perché hanno un
bisogno estremo di connettersi e riconnettersi sempre a quell’ Amore che le ha generate e di essere
unite le une alle altre, in un “noi” accogliente, inclusivo.
La Quaresima si apre con la cenere ma termina dinanzi al fuoco nuovo della Pasqua. Quel fuoco
che squarcia la notte, che illumina i passi, che accende i nostri cuori. Così, il nostro cammino si distende
tra la cenere e il fuoco. E penso che il nostro compito, come Chiesa, sia proprio questo: svegliare il
fuoco sotto la cenere. Sotto la cenere delle delusioni che hanno raffreddato l’entusiasmo di tanti; sotto
la cenere della violenza che ha coperto di grigio le relazioni; sotto la cenere dei fallimenti che ci hanno
fatto dubitare di noi stessi e persino di Dio. C’è un fuoco che non si spegne, anche quando tutto sembra
dire il contrario. È il fuoco dello Spirito, è la brace della fede, è la scintilla della carità che attende solo
di essere ravvivata.
Qualche tempo fa, in una parrocchia, ho ascoltato alcuni giovani cantare una canzone di un
giovane cantante che diceva: “mentre il mondo cade a pezzi, io compongo nuovi spazi”. Mi ha colpito
questa immagine: mentre tutto sembra frantumarsi, qualcuno sceglie di comporre, di ricucire, di creare
spazi nuovi. E poi proseguiva con il desiderio di tornare all’ essenziale. Forse è proprio questa la
vocazione della Quaresima: non aggiungere pesi, ma togliere ciò che ingombra; evitare di moltiplicare
parole e imparare a custodire i silenzi; smettere di rincorrere ciò che abbaglia e riscoprire l’invisibile
che nutre.
Tornare all’ essenziale significa domandarci che cosa davvero ci fa vivere. Significa avere il
coraggio di lasciare andare ciò che ci distrae dall’ amore. Significa riconoscere che non tutto ciò che
brilla è luce e che non tutto ciò che riempie sazia il cuore.
Credo che a questo serva il digiuno, che questo tempo ci propone: a ricordarci cosa ci fa vivere davvero
e a verificare quante cose accumuliamo pur di stordirci, di anestetizzarci, di non sentire il vuoto che ci
abita. Digiunare non è mortificarsi, ma liberarsi. È scegliere di non essere schiavi di ciò che passa, per
essere più disponibili a ciò che resta. È fare spazio, dentro e fuori, perché Dio possa parlare e perché
il fratello possa trovare posto nella nostra vita.
Credo che a questo serva l’elemosina, che è arte della condivisione, testimonianza che l’essenziale non
è ciò che abbiamo, ma ciò che siamo; e che ciò che siamo è dono ricevuto e, per questo, dono da
condividere. Si, l’elemosina non è un gesto di superiorità, ma un atto di fraternità. È riconoscere che
tutto è grazia e che nulla deve diventare idolo, neppure le nostre sicurezze.
E per vivere tutto questo occorre intensificare la preghiera: l’unica esperienza che può farci tornare a
quell’ essenziale che è “invisibile agli occhi e che si vede solo col cuore”. La preghiera ci riporta alla
sorgente, ci ricorda che non siamo noi a salvare il mondo, ma che possiamo collaborare con un Dio
che salva. Ci insegna a stare, ad ascoltare, a fidarci. Ci restituisce uno sguardo capace di riconoscere
germogli anche nei terreni più aridi.
Sorelle, fratelli miei, in questo tempo in cui tutto sembra gridare, la Quaresima ci educa alla voce
sottile. In questo tempo in cui tutto corre, ci invita a camminare. In questo tempo in cui domina la
paura, ci chiama alla fiducia. Non possiamo ignorare le ferite della storia: le guerre che insanguinano la
terra, le ingiustizie che calpestano i poveri, le solitudini che consumano le case. Ma non possiamo
neppure cedere alla rassegnazione.
Sotto la cenere c’è un fuoco. Dalle macerie può nascere una casa nuova. Le lacrime possono fecondare i germogli di una gioia più vera.
La nostra umanità, mendicante di amore, attende testimoni credibili, uomini e donne che, pur consapevoli della propria fragilità,
scelgano di non spegnere la speranza.
E, allora, vi affido un desiderio, quasi una preghiera sussurrata nel silenzio di Assisi, dinanzi al
Crocifisso di San Damiano: che questa Quaresima sia per ciascuno un tempo di ritorno e di rinascita,
un tempo in cui lasciarci attraversare dal vento dello Spirito che soffia dove vuole e riaccende ciò che
credevamo perduto. Che possiamo imparare insieme a custodire il fuoco anche quando il freddo
sembra vincere, a proteggere la fiamma anche quando il buio si fa fitto. Perché da queste ceneri, dalle
ceneri di questo tempo, il Signore Gesù saprà ricavare il fuoco luminoso della Vita, e sulle crepe e sulle
notti della nostra umanità mendicante di amore, brillerà la Luce della Resurrezione.
Buona Quaresima a tutti voi!”

