“MINISTRI DELLA SOGLIA”

Ordinazione Diaconi permanenti
26-05-2024

Per questa memoria festosa della Trinità il Vangelo non offre formule, ma riferisce di un appuntamento, di un monte scalato con il batticuore, perché la fede prima di tutto è desiderio di incontro: andarono sul monte che Gesù aveva loro fissato.

Alcuni, però, dubitavano. Ci riconosciamo tutti quanti in questa comunità che crede e dubita al tempo stesso. Eppure il dubbio e la poca fede dei discepoli non fermano né scoraggiano il Signore. Anzi, fanno nascere una reazione bellissima, invece di rimproverarli, Gesù si fa ancora più vicino: avvicinatosi a loro disse… Ancora non è stanco di parlare, di farsi vicino, delicatamente e senza imporsi, e salvando perfino la loro libertà di dubitare.

Gesù non accetta distanze: ancora non è stanco di avvicinarsi e di spiegare. Ancora non è stanco di attendermi nella mia lentezza a credere, viene più vicino. È il viaggio eterno del nostro Dio “in uscita”, incamminato per tutta la terra, che bussa alla porta dellumano, e la porta dellumano è il volto, o il cuore. E se io non apro, come tante volte è successo, non si scoraggia. E tornerà. E non dubita di me.

E disse: battezzate. Immergete ogni vita dentro l’oceano di Dio. Fate entrare ogni creatura nella vita di Dio. Profumate di cielo la vita degli uomini. In queste parole sta il cuore della nostra fede: vivere di Dio.

Battezzate nel nome del Padre, cuore che pulsa nel cuore del mondo; e poi nel nome della fragilità del Figlio morto nella carne, e nel nome della forza dello Spirito che lo resuscita. La Trinità viene a significare che la vita di Dio non può essere estranea né alla fragilità della carne, né alla forza della vita. Né al dolore dell’uomo, né alla sua felicità. Insegnate ad osservare tutto ciò che vi ho comandato... non è detto insegnate i comandamenti, neppure ordinate di osservarli. È detto invece: insegnate ad osservare, insegnate l’arte di viverli, mostrate come il Vangelo si fa vita. La vera missione è trasmettere vita, strade per vivere in pienezza.

Tutto ciò che vi ho comandato: amatevi. Tutto ciò che ho detto del Padre: che è amore, dono della vita agli uccelli del cielo, ai gigli del campo, ai figli dell’uomo. Questo insegnate. Insegnate l’amore. Insegnate ad essere felici, direbbe Mosè. Insegnate a donare, direbbe Paolo.

Il tutto che Gesù ha insegnato è che la nostra vita è immersa in un mare damore. Io sarò con voi tutti i giorni. Fino alla fine del mondo. Senza condizioni. Su queste parole si fonda la nostra vita.

Tutti i giorni, fino al consumarsi del tempo, Io sono con voi tutti i giorni. Con voi, dentro le solitudini, gli abbandoni e le cadute; con voi anche dietro le porte chiuse, nei giorni in cui dubiti e in quelli in cui credi; nei giorni della gioia e in quelli delle lacrime. Lultima, suprema pedagogia di Gesù è così semplice: «avvicinarsi sempre, stare insieme, sussurrare al cuore, confortare e dare speranza».

Lui sarà con te, sempre.

Ecco il diacono: ecco il senso del vostro servizio, della vostra consacrazione, della vostra missione.

È la Chiesa del grembiule, o se volete, l’ospedale da campo. È una dimensione essenziale, così essenziale che il Signore ha voluto che nella sua Chiesa vi fosse un ministero con questa prioritaria finalità: significare, realizzare, animare, promuovere la diaconia. Un ministero che il Signore ha voluto arricchire della grazia sacramentale. Segno sacramentale di Cristo servo. Segno sacramentale: la grazia lo raggiunge e lo trasforma nel più profondo del suo essere e rende presente in mezzo a noi Cristo servo. Il servizio del ministero diaconale trova nell’evangelizzazione la sua identità. Non c’è dubbio che il diaconato è visto nella sua giusta luce nel dinamismo della Chiesa in uscita.

Per questo il diaconato è il ministero della soglia. In una Chiesa missionaria, è soprattutto compito del diacono la prima evangelizzazione, l’annuncio dell’amore di Dio nelle periferie ecclesiali ed esistenziali.

E tutto questo sarà possibile se, prima di ogni altra cosa, Cristo è modello della vostra vita. Egli ha assunto la forma del servo (cfr. Fil 2,7), ed è venuto nel mondo non per essere servito, ma per servire (cfr. Mt 20,26; Mc 10,45). Lavando i piedi ai suoi discepoli ha dato un esempio luminoso al quale voi dovete sempre ispirarvi (cfr. Gv 13,5-6). Servo di Cristo non è chi fa qualcosa, ma chi instaura un intenso rapporto con lui, considerandolo il Signore della sua vita e facendo ogni cosa per amore suo. In tal modo, la diaconia che dovete esercitare non sarà primariamente una prestazione d’opera, un compito da svolgere, l’esecuzione di un dovere, ma una relazione con Cristo da coltivare e da approfondire nel segno dell’amicizia che vi lega a lui (cfr. Gv 15,15-16). Se metterete amore nelle opere più che nelle parole, l’amore di Cristo infiammerà i vostri cuori

Al servizio del Vangelo è strettamente legato il servizio dei poveri. I poveri non sono una categoria sociale; sono Ostensorio, sono sacramento di Cristo, segno reale della sua presenza. Sono la carne di Cristo che dobbiamo abbracciare ed accarezzare. Vangelo e poveri vanno insieme perché è quanto facciamo per i poveri che dà autorevolezza e forza all’annunzio della buona notizia dell’amore di Dio. Servire il corpo di Cristo significa anche piegarsi sul corpo sofferente di chi vive accanto a noi ogni genere di povertà. Riconoscere le varie forme di povertà e farsene carico vuol dire presentare un’immagine di Chiesa a misura di famiglia, in cui ci si prende cura di tutti e non si scarta nessuno. È un’attenzione che dovete fare vostra, proprio perché sia onorato il Corpo di Cristo attraverso le sue membra più fragili.

È questa Chiesa che vi accoglie e vi ringrazia per il vostro impegno e la vostra generosità. Ogni volta che voi mettete le mani sulle cose inanimate, sulle persone, vi auguro che possiate adoperare la stessa delicatezza, la stessa finezza, che, senz’altro, metterete quando toccherete l’Eucarestia. Se voi toccherete le cose della vita con lo stesso trasporto, con la stessa eleganza, con cui toccate l’Eucarestia, tutti trarranno benefici da voi.

L’Eucarestia diventi davvero il centro della vostra vita. Abitate il tabernacolo. Ma abitate anche i tabernacoli scomodi. Le ferite del nostro tempo non sono nascoste, e sono queste oggi sacramento, luogo della riconciliazione, banchetto dell’Eucaristia. Sono queste il corpo e il sangue del Signore. Sono queste il tabernacolo della speranza. Sono lacrime che diventano scintille di luce e di speranza, che illuminano la notte, che accendono il cammino. Il Signore ci doni l’umiltà di saperci prendere cura di questa umanità, lasciandoci rigenerare da Lui, a quella pace che non è assenza di inquietudini ma è mani impegnate a curare, sporche dei dubbi, della fatica dellattraversare e superare ogni smarrimento, ogni paura, ogni ostilità.

Vi invito ad interrogarvi sul modello di Chiesa da contribuire a edificare con il vostro ministero. Non una Chiesa immaginaria, costruita secondo i vostri gusti e le vostre idee, ma la Chiesa voluta da Cristo: quella che vive nel tempo, mantenendo ferma la speranza e aspettando i cieli nuovi e la terra nuova. Non una Chiesa addormentata e paga della sua storia e delle sue tradizioni, ma una Chiesa dinamica, che si interroga, scruta i segni dei tempi e si lascia convertire continuamente per essere fedele a Dio e agli uomini. Sarete a servizio della Parola. Ma non si può evangelizzare se non ci si lascia evangelizzare. Lasciatevi trasformare dalla Parola di vita. Sarete a servizio dei poveri. Ma non c’è autentico servizio senza condivisione.

L’ordinazione di diaconi permanenti mi sembra assai significativa in un tempo in cui come comunità diocesana stiamo cercando di ripensare il volto delle nostre comunità e la loro presenza nel territorio.

Vorrei dedicare un particolare ringraziamento anche alle vostre mogli e ai vostri figli. Anche loro hanno partecipato al vostro cammino e condiviso la vocazione. Se è vero che solo il marito diventa diacono, proprio per la forza dei legami familiari, in particolare il legame sponsale (che ha natura sacramentale), la moglie, in primo luogo ma anche i figli non possono rimanere esclusi dal ministero del marito e del padre. In qualche modo potremmo dire che tutta la famiglia diventa «diaconale». Credo non vi sfugga la bellezza e la ricchezza di una comunità cristiana che si alimenta dell’esperienza di queste famiglie: una comunità più vicina alla vita della gente e ai problemi della vita quotidiana.

Ringraziamo il Signore di questo dono che questa sera riceviamo e chiediamo al Signore di diventare sempre più una Chiesa «tutta ministeriale», in cui saremo tutti partecipi della regalità di Cristo Signore proprio perché tutti ci sforziamo di essere come Lui servi per amore.

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