“PER LA LIBERAZIONE DELLE DONNE VITTIME DI TRATTA E PROSTITUZIONE”

Omelia alla Via Crucis
22-03-2024

Prima di venire qui questa sera mi sonno ricordato di aver partecipato ad un momento di riflessione su questo tema diverso tempo fa e sono andato a riprendere quegli appunti perché vorrei chiudere questo momento rileggendone alcune parti affinché possiamo fare nostro il senso del cammino che abbiamo vissuto questa sera. Vedete, in questa notte, in questo buio stasera c’è stata una piccola luce, si è accesa una piccola luce che è stata questo momento di preghiera. E dobbiamo essere capaci di lasciarci guidare da questa luce.

Scrivevo qualche anno: il vero male, come sempre, è il silenzio e l’indifferenza degli onesti. Pensiamo che il problema sia distante, come sempre, da noi. Noi pensiamo che il problema sia distante da noi, ma in realtà non è così. Queste donne fanno parte di quei 2 milioni di ragazze che stanno ai margini della strada e si assopisce il sogno che portano nel cuore dal lontano villaggio africano o dalle innumerevoli bidonville dei paesi dell’Est. Sono schiave. Sono schiave cinque volte: schiave della povertà prodotta dalle politiche economiche di un terzo del mondo; schiave di tanti inganni che le hanno trasformate in merci di scambio; schiave di criminali senza scrupoli capaci di speculare sulle miserie umane; schiave delle frustrazioni dei loro clienti, che tentano di riscattarsi dalle insoddisfazioni comprando un po’ di affetto a buon mercato; schiave delle nostre coscienze imbavagliate che ci permettono solo di schivarle o distogliere lo sguardo da queste “donne che scendono da Gerusalemme a Gerico”. Questa è la loro storia, il vissuto, che tragicamente le accomuna. Non è importante da quale latitudine: provengono dai margini della storia per raggiungere i margini del nostro quotidiano. Nessuna di loro ha scelto ciò che vive!

Arrivano dall’Africa reclutate tra le miserie dei villaggi da signori ben vestiti che, parcheggiando le loro grosse auto davanti alle loro case, promettono un lavoro in Italia, un futuro per loro stesse e per le loro famiglie. L’inganno è ben mascherato dal luccichio abbagliante dei molini che questi signori indossano, ma giunte a destinazione comincia la tragedia. Solo allora vengono informate sul tipo di lavoro che dovranno svolgere. Non c’è possibilità di fuggire. Devono risarcire le spese sostenute per il viaggio (da ventimila a cinquantamila euro). Molte subiscono un rito woodoo che le condanna a pagare, pena la morte (per tutta la vita ne porteranno i segni sul volto e sulle braccia). Altre vengono convinte con minacce di ritorsioni sulle famiglie e a forza di botte. Clandestine, senza legami, in un Paese sconosciuto, sono in balia di questi criminali. E non è ancora finita! Prima che il debito venga estinto, è prassi venderle ad altri sfruttatori, i quali, a loro volta, rivendicano il diritto di essere risarciti. Orribile circuito che avrà fine solo quando la “merce” non sarà più produttiva.

Quelle che arrivano dall’Albania vengono reclutate anche con altri mezzi. Inseguono un sogno d’amore. Rapite da finti principi azzurri scappano in Italia dove la favola si trasforma in cruda realtà! Non si può tornare indietro, anche perché i familiari, per l’onta ricevuta, hanno preferito cancellarle dalla loro memoria. Non è facile neanche sottrarsi all’aguzzino, perché una ragazza albanese sola, in Italia, è come una terra senza padrone: diventa proprietà di chi la scopre. Quelle provenienti dagli altri Paesi dell’Est subiscono, ignare, la tragica sorte di essere vendute ad ogni frontiera, passando di mano in mano, finché in qualche rifugio, nei pressi delle Alpi italiane, vengono informate, minacciate, deprivate di eventuali documenti, violentate e avviate al “lavoro” e di nuovo rivendute in Italia ad un prezzo che oscilla tra i cinquemila e i venticinquemila euro, a seconda dell’aspetto, dell’età e del temperamento.

Ogni notte circa duecentomila italiani (ma stiamo parlando di tanti anni fa, oggi il numero è cresciuto e la situazione di queste donne è peggiorata) alimentano questo orribile mercato!!!

Ed allora che fare? Ciò che, ad esempio, lo Stato può e deve fare è un complesso di iniziative e di interventi tesi a stroncare alla radice qualsiasi condizione di sfruttamento, di miseria e di ingiustizia che possa costringere le persone a prostituirsi contro la propria volontà. Ma, e questo vale soprattutto per noi, educare, superare discriminazioni o intolleranze, costruire percorsi autentici per pari opportunità dei sessi, aiutare giovani e meno giovani ad una sessualità e affettività responsabili e mature, liberare le comunità da facili condanne o da comodi moralismi, riempire di solidarietà le tante fatiche di chi ci è vicino è molto più difficile del solo legiferare. Ma una cosa è certa: noi non possiamo più voltarci dall’altra parte. È mai possibile che siamo capaci di commuoverci alla notizia della condanna a morte di una donna proveniente dall’altra parte del mondo e creare fitte reti di solidarietà per sconfiggere un dogma ingiusto e non di accorgerci che milioni di donne sono uccise (e non solo metaforicamente) ai bordi delle nostre strade grazie alla complicità del nostro perbenismo? Siamo destinati all’epoca del paradosso?

Uno sconosciuto circa duemila anni fa disse rivolto ai suoi “Vi precederanno nel Regno dei cieli”. Ora capisco perché!!!

E, allora, per concludere: è chiaro che siamo chiamati a contemplare la croce, il mistero della croce, stiamo per entrare nella Settimana Santa, la grande Settimana. Questa sera abbiamo avuto modo di cogliere il senso di che cosa vuol dire in questa nostra storia essere crocifisse, crocifisse, perché queste donne sono donne crocifisse. A Napoli pare che il numero di queste donne sia 4.000. E la cosa peggiore è che il 40% di queste donne non ha neanche 18 anni. Non possiamo voltarci dall’altra parte. Oggi contemplare il volto del Cristo crocifisso e riconoscere queste crocifisse significa per noi il coraggio di schiodare queste donne dalle loro croci. E allora sì che questa piccola luce che è stata accesa questa sera diventerà qualcosa di molto più grande. Ma ognuno di noi deve fare davvero la sua parte. Saremo capaci di farlo? Saremo capaci davvero, già da questa sera, come è stato proclamato in una delle preghiere di questa Via Crucis, di avere il coraggio di scegliere da che parte stare? Io so da che parte sta Dio e chiede a noi di essere schiodato da quella croce.

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