“QUI È RACCOLTA LA CHIESA DI NAPOLI”

Indirizzo di Saluto a Papa Leone in Cattedrale
08-05-2026

“Santo Padre,
benvenuto nella Cattedrale di Napoli. Siamo davvero felici e grati perché ha scelto di condividere
questo giorno, il giorno della sua elezione, con tutti noi, in questa terra bellissima e fragile che la festeggia
come solo lei sa fare.
Sì, perché Napoli è una città che conosce la festa anche dentro le tempeste. Non per leggerezza, ma per
fedeltà alla luce. Una luce che questa Chiesa custodisce da secoli, intrecciata alla vita concreta della sua
gente.
Oggi non siamo qui per dire molto di noi, ma per lasciarci riconoscere: come una Chiesa in cammino,
fatta di volti, di storie, di fedeltà quotidiane.
Qui è raccolta la Chiesa di Napoli.
Ci sono i presbiteri. Uomini che abitano questa città nei suoi quartieri, nelle periferie, nei luoghi della
fatica e della speranza. Portano sulle spalle la vita della gente: le gioie semplici, le ferite nascoste, le attese
che non trovano voce. Vivono un ministero spesso silenzioso, fatto di porte aperte, di ascolti pazienti, di
parole cercate più che pronunciate. Conoscono la bellezza del servire, ma anche il peso della solitudine,
delle domande, delle stanchezze che non sempre si possono dire. Eppure restano. Restano accanto. Restano
fedeli, anche quando il terreno è difficile. Questa Chiesa è profondamente grata ai suoi presbiteri: per la
loro dedizione concreta, per il loro stare in mezzo, per il loro essere segno di una presenza che non
abbandona.
Ci sono i consacrati e le consacrate. Presenze discrete e luminose, sparse nella città come semi di
Vangelo. Case che accolgono, comunità che pregano, mani che curano, vite donate senza misura. La loro è
una testimonianza che non fa rumore, ma costruisce profondità. Ricordano a tutti che non tutto si possiede,
non tutto si trattiene, non tutto si misura. Ricordano che Dio basta. E che l’amore, quando è vero, si
consegna senza calcolo. In una città come Napoli, la vita consacrata è un respiro nascosto ma essenziale:
sostiene, consola, intercede, apre strade.
Ci sono i diaconi permanenti. Uomini, che nell’amore alla famiglia hanno accolto il desiderio del
ministero e lo custodiscono ogni giorno nel servizio alla Chiesa attraverso la vicinanza ai sacerdoti e alla
gente. Chiamati ad indossare il grembiule del servizio, si fanno carezza per chi è nel dolore, coraggio per
chi fa fatica, cuore attento alle necessità di quanti hanno bisogno di toccare con mano la cura di Dio per la
loro vita.
Ci sono i seminaristi. Giovani in cammino, che provano ogni giorno a lasciarsi raggiungere dal
Signore, a lasciarsi prendere per mano da Lui, a mettersi in ascolto per riconoscere la voce del Signore,
riscoprire la chiamata all’amore e lasciarsi condurre, giorno dopo giorno, lungo le strade che portano alla
pienezza della vita. Il presente che spalanca le braccia a un futuro possibile.
E poi c’è il popolo santo di Dio. Il cuore vivo di questa Chiesa. I passi in fretta. Le mani tese. Gli
occhi attenti. I sogni grandi. I dettagli che dicono la fede. Una fede che passa attraverso la vita: nelle
famiglie che resistono, nelle madri e nei padri che educano, negli anziani che custodiscono la memoria, nei
giovani che cercano una strada, spesso tra mille incertezze. È una fede concreta, impastata di gesti semplici:
una candela accesa, una preghiera sussurrata, una processione, un segno di croce fatto passando davanti a
una chiesa. Una fede che forse non sempre trova le parole giuste, ma sa affidarsi. Che cade, si rialza, e
continua a cercare. Una fede che, anche nelle contraddizioni, non smette di credere che Dio cammina dentro
la storia.
Siamo qui, davanti alle reliquie di San Gennaro. E davanti al nostro Santo, Napoli non può fermarsi
alla devozione: è chiamata alla responsabilità. Il sangue del martire parla ancora. Interroga la coscienza
della città e della Chiesa: ci chiede cosa facciamo delle ferite del nostro tempo, dei poveri, dei giovani
smarriti, delle vite ferite, delle speranze tradite. San Gennaro ricorda a questa Chiesa che la fede non è
abitudine, ma scelta. Non è protezione, ma dono. Non è rifugio, ma coraggio dentro la storia.
E allora, Santo Padre, questa Chiesa si presenta così: non perfetta, non compiuta, ma vera. Con le sue
fatiche, le sue lentezze, le sue fragilità. Ma anche con un desiderio sincero e ostinato: tornare al Vangelo
vivo. Un Vangelo che non si lascia addomesticare. Che consola, ma anche converte. Che rialza gli ultimi e
inquieta i tranquilli. Che chiede a questa Chiesa di non vivere per conservarsi, ma per donarsi. Una Chiesa
che vuole restare accanto, ascoltare prima di parlare, abitare le notti degli uomini senza fuggirle. E dentro
questo cammino, Santo Padre, la Sua presenza è per noi segno di compagnia. Non qualcuno che indica da
lontano, ma qualcuno che cammina con.
Da questa Cattedrale, oggi, sale una preghiera che è insieme fede e ferita: pace. Pace sulle terre ferite.
Pace sui bambini, sulle famiglie, sui popoli. Pace anche nei nostri cuori, quando si chiudono, quando si
induriscono, quando si stancano. Non una pace di parole, ma una pace vissuta. La pace del Risorto. Quella
che entra nelle stanze chiuse. Quella che non cancella le ferite, ma le trasfigura. Quella che osa dire ancora,
nel mezzo della paura: “Pace a voi”.
Santo Padre, questa è la Chiesa di Napoli che La accoglie: nei suoi presbiteri che servono, nella vita
consacrata che illumina, nel popolo che crede. Fragile, ma viva. Ferita, ma in cammino. Stanca, a volte, ma
mai spenta.
E mentre Le dà il benvenuto, Le chiede di continuare a camminare insieme, per riconoscere, lungo la
strada, la presenza del Risorto che ancora spezza il pane per il suo popolo.”

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